L'uomo è diventato produttore di cibo relativamente tardi nella preistoria.
L'agricoltura nasce nel Vicino Oriente e si diffonde in Europa, circa 9500 anni fa, con una velocità di penetrazione di circa 1 km all'anno, espandendosi prima lungo le coste del Mediterraneo orientale per arrivare poi, attraverso la Turchia e la Grecia, in Italia mille anni più tardi. I dati archeologici desunti dai siti preistorici italiani avvalorano questa ipotesi. Infatti, i reperti vegetali più antichi provenienti dai siti del neolitico inferiore del Tavoliere e delle aree limitrofe sono riferibili tra i 7.300 e i 6.500 anni dal presente.
La scelta di coltivare i cereali, non preceduta da una fase di coltivazione di cereali selvatici, fu una vera e propria innovazione che cambiò il regime alimentare mesolitico.
Le comunità umane, così come documentato dai depositi con facies di neolitico inferiore, potevano altresì disporre di lenticchie, piselli, vecce, cicerchie e fave. Nell’età del Bronzo acquisiscono un’importanza rilevante nella dieta il consumo di frutti polposi come mele, pere, prugne, castagne, fichi e uva.