Il cibo offerto agli dei nei santuari romani non era diverso da quello consumato abitualmente nelle case. Ed anche i contenitori per la cottura e il servizio non erano oggetti di particolare pregio, ma erano gli stessi utilizzati nella vita quotidiana. Essi si pregnano però di un valore e un significato speciale quando vengono trovati dentro un santuario perché fortemente legati all’atto del sacrificio.
La preghiera alla divinità era sempre accompagnata da un’offerta. Di regola si trattava di incenso da bruciare, di fiori o alimenti e di prodotti della terra.Grani crudi o arrostiti, di farricello, di farina, di polenta di pane, di focacce costituivano le offerte vegetali da annoverare insieme ai fiori, alla frutta, gli olii, le resine etc.
Il sacrificio di animali avveniva sull’altare esterno, al centro del cortile, seguito dalla cottura dei cibi e dal pasto in comune.
A titolo esemplificativo, il testo dedica uno spazio di approfondimento al Santuario romano di Breno, scoperto recentemente e databile al I secolo d.C., dedicato al culto delle acque e a Minerva.