Editoria: Cala il fatturato ma aumentano i lettori

Occupa per fatturato e titoli pubblicati la settima posizione mondiale e la quinta in Europa. Nonostante ciò, sono cifre contraddistinte dal segno meno quelle che connotano l’editoria italiana nel 2008: 3,5 miliardi di euro il giro d’affari (-3 per cento), circa 59 mila i titoli pubblicati (duemila in meno dello scorso anno) per 235 milioni di copie (-12 per cento). Per fotografare in modo corretto il settore occorre però considerare anche altri due elementi, positivi: nel 2008 è tornata a crescere la lettura in Italia (oggi il 44 per cento degli italiani legge almeno un libro in un anno) e, elemento fondamentale, gli effetti del rallentamento del mercato globale nel settore del libro sono risultati meno forti rispetto ad altri del consumo culturale. Il merito? È di una parte di italiani (il 14 per cento) forti acquirenti di libri, lo zoccolo duro del mercato del libro in Italia, che da soli generano il 41 per cento delle vendite e che hanno in un certo senso “protetto” il settore in tempo di crisi.

Per la prima volta dopo anni cala il giro d’affari del libro, attestandosi sui 3,560 miliardi di euro, con una flessione del 3 per cento rispetto al 2007. In questo quadro mostrano però buoni risultati le vendite di libri per ragazzi (0-14 anni) nei canali trade, che corrispondono a 149,7 milioni di euro (+9,1 per cento sul 2007) rispetto a un +1,1 per cento del generale settore della varia adulti. Il mercato scolastico registra un rallentamento del 5,5 per cento nelle vendite. Contrazione dovuta a un probabile accentuarsi del fenomeno dell’usato e a forme alternative all’acquisto, e che è destinata a peggiorare nel 2009 con l’effettivo avvio della riforma voluta dal Ministero dell’istruzione (blocco delle adozioni dei libri di testo per cinque anni nella primaria e per sei anni nella secondaria e obbligo dal 2012 di adottare i soli libri di testo disponibili e scaricabili da Internet). Tengono i canali trade (libreria, Grande distribuzione organizzata, librerie on line, edicola) rispetto al generalizzato calo dei consumi culturali, si contraggono invece gli acquisti negli altri canali (rateale, vendite per corrispondenza, club del libro).

Il canale libreria sta cambiando profondamente e forse questa è la ragione della sua sostanziale “tenuta” (-0,6 per cento) nelle vendite. Il 2008 è stato ulteriormente caratterizzato dalla sperimentazione di nuovi format di libreria per andare incontro a un pubblico sempre più “multicanale” e da logiche di network e di franchising dei grandi gruppi della distribuzione. Il risultato è un aumento considerevole dei punti vendita che compongono le catene di librerie che se nel 2007 erano 314 oggi sono triplicate (a discapito di quelle a gestione familiare, che sempre più spesso entrano a far parte del franchising), su un totale di 1.880 librerie sull’intero territorio nazionale.

Continuano a crescere le librerie on line con un +26,8 per cento nelle vendite (percentuale più alta di tutti i canali trade) grazie anche all’entrata sul mercato di nuovi operatori. L’edicola (relativamente alla sola vendita di libri) fa segnare un lieve miglioramento (+2,7 per cento) grazie al rinnovamento del canale portato avanti con la formula del franchising da parte di alcuni grandi gruppi e grazie ad assortimenti di libri non più composti solo da tascabili e supereconomici (i collaterali sono esclusi da questa percentuale: nel 2008 hanno subito un’ulteriore battuta d’arresto). La Grande distribuzione organizzata (banco libri e grandi magazzini) risente invece con un -2,9 per cento degli effetti più generali della contrazione delle spese delle famiglie nella grande distribuzione organizzata.

Nel 2008 i lettori di almeno un libro non scolastico nei dodici mesi precedenti sono saliti al 44 per cento (+0,9 per cento sul 2007) della popolazione con più di 6 anni di età. La composizione dei lettori rimane però sempre la stessa da anni: poco più della metà (il 47,7 per cento) non legge più di tre libri all’anno; solo il 13,2 per cento ne legge uno al mese (circa 3,2 milioni di persone); le fasce infantili e giovanili di popolazione sono quelle composte dai lettori più forti rispetto alla media, fatto che dimostra come il forte incremento nei tassi di utilizzo delle nuove tecnologie non sia avvenuto a scapito della lettura. Dichiara infatti di leggere almeno un libro non scolastico il 51,9 per cento dei bambini tra i 6-10 anni, il 63,6 per cento di quelli 11-14 anni; il 55,8 per cento dei 15-17enni.

Nel 2007 - ultimo anno di cui si hanno dati definitivi sulla produzione - sono stati pubblicati 59.129 titoli, compresi quelli destinati all’adozione scolastica (4.930) e i libri per bambini e ragazzi (4.146). Il 62 per cento di essi sono novità (erano il 61,8 per cento nel 2006). Per la prima volta dal 2004 si registra anche nella produzione un saldo negativo di oltre 2mila titoli tra un anno e l’altro, riconducibile per oltre la metà ad un crollo della produzione di nuovi titoli scolastici (-1.272), e a cui corrisponde un calo nelle copie stampate del -12 per cento. Diminuisce la produzione di opere di reference (da 874 titoli e 4,7milioni di copie nel 2000 si è passati ai 629 titoli e 2,1milioni di copie nel 2007), probabilmente come effetto diretto della crescente disponibilità di informazioni e documenti ricavabili dalla rete. Crescono i libri legati all’attualità (vicende oscure, scandali, caste nel nostro Paese), che in sette anni registrano un +28,1 per cento di titoli e un +3,8 per cento di copie. La tiratura media complessiva è passata dalle 4.910 copie per titolo nel 2000 alle 3.980 copie per titolo nel 2007 con una flessione di quasi il 20 per cento in sette anni.

Fino al 2002 un titolo su quattro pubblicato in Italia era una traduzione da lingua straniera (tra i libri per ragazzi l’incidenza era del 48 per cento). Negli ultimi anni tale percentuale si sta riducendo, attestandosi nel 2007 su un 19 per cento. Un segnale positivo che denota una maggiore autonomia dell’editoria italiana e sta alla base dell’aumento della vendita di diritti di libri italiani all’estero. Il numero di titoli di cui gli editori italiani cedono i diritti di edizione è aumentato infatti dal 2001 a oggi del 94 per cento, raggiungendo il numero di 3.490 titoli venduti (di cui il 29 per cento è costituito da libri per bambini, il 28 per cento dai libri di saggistica e il 17 per cento dall’editoria illustrata). L’import di titoli è aumentato invece dal 2001 a oggi del 43 per cento, per un totale di 7.730 titoli acquistati (di cui il 30 per cento è costituito da libri di narrativa). Si esporta maggiormente in Europa (77 per cento del totale) ma in Asia la percentuale è pressoché raddoppiata dal 2001 fino a raggiungere nel 2007 l’11,5 per cento del totale. Aumenta anche la vendita di diritti verso l’Europa Centro Orientale, quella Balcanica e la Russia: se nel 2001 le case editrici italiane vendevano in quest’area il 19 per cento dei diritti di edizione complessivamente ceduti, in sei anni la percentuale ha raggiunto il 30,2 per cento. L’export del libro italiano cresce complessivamente dello 0,9 per cento sul 2007 per un valore di 41milioni euro.

Nel 2008 risultavano censite – tra attive e non – 10.335 case editrici. Tuttavia gli editori che hanno una presenza organizzata sul mercato e che vendono almeno un titolo attraverso i canali trade sono 2.600. Gli addetti sono circa 20mila compresi i proprietari di piccole case editrici che lavorano all’interno dell’azienda. Sono circa 38mila se si considerano gli addetti di tutta la filiera: i segnali di crisi emersi nel 2008 preannunciano ombre sul tessuto occupazionale (specie su collaboratori esterni e su grafici, illustratori) in un quadro competitivo in cui sono sempre più necessari investimenti sulle nuove tecnologie e in cui potrebbero risultare più difficili i processi di internazionalizzazione verso i mercati esteri.

Anche il mercato del libro ha iniziato in questa prima parte del 2009 a mostrare i primi segnali di difficoltà, non solo per i settori “a rischio” del 2008 (lo scolastico, il rateale, le grandi opere, i collaterali) ma anche per i canali trade. Certamente a chiudere bene l’anno 2008 in libreria hanno contribuito, come in altri periodi di crisi, sia il fatto che il libro rimane un ottimo regalo natalizio, sia inaspettati best seller prodotti da piccoli e medi editori e il prolungamento di alcuni best seller usciti nel 2007. Nel primo semestre del 2009 assistiamo ai primi segnali della contrazione: il mercato italiano dei libri, nel solo canale librerie, ha espresso infatti un valore di vendite tra gennaio e giugno di 439,8milioni di euro, pari a circa 31milioni di copie vendute, registrando, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una flessione nei canali trade del 2,2 per cento a valore e del 4,2 per cento a volume. In particolare, è il mercato dell’hardcover a evidenziare una flessione maggiore sia a valore (-2,8 per cento), sia a volume (-2,4 per cento), mentre il paperback rimane stabile a valore, con una lieve flessione a volume (-2,4 per cento). Non a caso poi, sono i gruppi maggiori ad aver perso quota di mercato in favore dei medi e piccoli editori, che proprio sulla domanda più sofisticata ed “elitaria” insisitono maggiormente.

fonte dati: Il Velino





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