Da Google books a Tien An Men: ecco i piani per il 2010
“Chi parlava del rischio di mercificazione del patrimonio culturale e pensava che dopo pochi mesi me ne sarei andato sarà rimasto deluso, perché sono sempre più impegnato a mettere la mia esperienza al servizio del Paese”. Dopo le polemiche che accompagnarono la sua nomina (il ruolo di manager, la provenienza dal mondo dell’impresa e segnatamente dalla Mc Donald’s), al momento di presentare i risultati dei primi 100 giorni della “sua” direzione generale per la Valorizzazione, Mario Resca rivendica i risultati dall’entrata in vigore della riforma del Mibac. Dall’accordo con Google per portare Street View fra le rovine di Pompei allo sbarco su Internet, Twitter e Facebook passando per le aperture straordinarie (Brera e Cenacolo vinciano su tutte) per Resca il discorso è sempre lo stesso: “C’è una domanda di beni culturali latente ma molto forte che dobbiamo puntare, per le ricadute e sul territorio e più in generale per tutto lo sviluppo economico. Se non lo facciamo noi, sarà qualcun altro a soddisfarla”. L’obiettivo è quindi di “condividere la cultura coi cittadini, le famiglie, i turisti” e soprattutto “riportare la gente nei suoi luoghi, invertendo un trend negativo in corso da anni”. La dimostrazione, secondo il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che l’istituzione della direzione generale per la Valorizzazione è stata “una scelta politica qualificata, per quanto osteggiata e poco compresa, che col tempo trova sempre più consensi”.
Fra i progetti principali per il 2010, la digitalizzazione di un milione di libri di pubblico dominio conservati nella Biblioteca nazionale di Roma e Firenze, accordo ancora in via di definizione. Sul fronte artistico, sarà incoraggiato il ritorno (temporaneo) nei luoghi d’origine delle opere, per creare eventi di richiamo nei centri rurali. Apripista sarà l’approdo a Volpedo del “Quarto Stato” di Giuseppe Pelizza. Da segnalare anche l’istituzione della Card art, per destinare una quota delle commissioni bancarie a un fondo vincolato per il patrimonio culturale. Nel lungo periodo, invece, uno dei progetti più ambiziosi riguarda il terreno internazionale, con la realizzazione di un “museo Italia” a piazza Tien an Men e alla Staten Island di New York, per dare vite a mostre temporanee o permanenti che rendano visibile il brand italiano, un po’ come fatto ad Abu Dhabi dal Louvre. Più avanzato la fase di pianificazione negli Stati uniti, dato che la location sarebbe già stata assicurata da una fondazione.
Per quanto riguarda le presenze, l’obiettivo è di aumentare del tre per cento rispetto al 2009 le presenze del 2010, del cinque per cento nel 2011 e del dieci nel 2012. Cifre ambiziose anche in considerazione dello stanziamento a disposizione della direzione generale l’anno prossimo: tre milioni di euro. “Dovremo centellinare il nostro budget - ammette Resca - ma quando c’è la convinzione, trovare le risorse non è un problema”. La ricetta sarà in ogni caso basata anche su una riduzione degli eventi: “Meno mostre ma più qualificate, meno opere in giro per il mondo, polizze assicurative che coprono al 100 per cento possibili danni, perché siamo molto ‘talebani’ da questo punto di vista e meno opere in un’esposizione”, perché una tela sola paradossalmente è in grado di “concentrare più attenzione, diminuire i rischi e facilitare la comunicazione sull’evento”. Proprio come accaduto per il Trittico di Beffi, portato alla National gallery di Washington e visitato da 300 mila visitatori quale simbolo dell’arte che ha resistito al terremoto dell’Aquila. Ma la cura dimagrante riguarderà anche le fiere, concentrate affinché siano “di maggiore qualità” ed evitare così “una guerra tra poveri”.
“Una grande sfida e un nuovo approccio alle politiche culturali”, secondo il ministro Sandro Bondi, perché l’Italia dispone del più grande patrimonio al mondo ma “finora non adeguatamente valorizzato”: “Le risorse ci sono, a mancare spesso è la capacità organizzativa. Dobbiamo saper spendere e spendere bene. Tutti i Paesi del mondo stanno riflettendo sulla necessità di investire maggiormente in cultura, ma questo non comporta che le risorse derivino unicamente dallo Stato”. La partita, insomma, si giocherà sulle agevolazione fiscali per i privati che vorranno investire in cultura. Cavallo di battaglia che il ministro sarebbe intenzionato a portare a breve in Parlamento.
fonte dati: Il Velino Cultura