L'Italia coordinerà progetto Ue su beni culturali

Saranno il Mibac e il Miur a coordinare la programmazione delle attività di ricerca europea nel settore dei beni culturali. Lo prevede la dichiarazione firmata a Palazzo Chigi dai ministri Sandro Bondi e Mariastella Gelmini. L’intesa si inserisce all’interno del ruolo che il 3 dicembre scorso il Consiglio competitività della Ue ha assegnato all’Italia proprio per coordinare i programmi dei singoli Stati membri nel campo dei beni culturali, con il progetto Net-Heritage. Il progetto, finanziato nell’ambito del VII Programma quadro, avrà il compito di individuare le priorità del settore, da finanziare attraverso fondi comunitari. Una possibilità, dunque, per l’Italia di esprimere linee strategiche più consone alle necessità del suo patrimonio culturale e di reperire quei fondi spesso mancanti a causa dei tagli di bilancio, se si considera che per l’intero Programma quadro ci sono 53 miliardi di euro a disposizione, cifra destinata probabilmente a raddoppiare in vista del prossimo. Ma anche un implicito riconoscimento dell’eccellenza del modello suo di tutela e conservazione, tanto da trattarsi di un “atto di discontinuità”, secondo il ministro Gelmini, perché finora l’Italia ha spesso svolto un ruolo di fanalino di coda non per mancanza di talenti ma di riconoscimento di ruolo”: “La ricerca non è solo quella delle materie scientifiche - ha aggiunto -. In Italia c’è una ricchezza di professionalità e competenze che abbraccia tutto lo scibile umano, quindi questo è un riconoscimento anche a contesti di cui si parla meno ma che meritano visibilità che oltre a favorire la mobilità dei ricercatori allargando i confini nazionali permetterà di focalizzare le risorse umane ed economiche su progetti di particolare valore aggiunto”.

Ma è lo stesso patrimonio culturale a rappresentare un valore aggiunto impossibile da ignorare, pari “a 167 miliardi di euro”, ha puntualizzato Bondi, a fronte di un assorbimento “di quattro milioni di occupati, rispettivamente il 12 e il 15 per cento del totale delle attività economiche nazionali”. per questo, ha chiosato li ministro, “inserire la ricerca applicata ai beni culturali potrà avere un effetto moltiplicatore sullo sviluppo e la competitività”. “Non c’è circostanza in cui non si dica che i beni culturali siano la principale risorsa del nostro Paese e che la ricerca è il futuro: con questo atto dimostriamo che non sono solo parole - ha osservato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che ha assistito alla firma dell’accordo parole sue) in veste di “notaio” e convinto che l’accordo apra “una stagione nuova di collaborazione in una prospettiva europea”. “Adesso dovremo stilare un Piano nazionale, una road map che fissi le priorità cui affidare finanziamenti, sulla base delle esigenze del nostro patrimonio - spiega al VELINO il direttore generale del Miur, Mario Alì -. A decidere saranno dei tavoli di lavoro istituiti dai due ministeri. In un paio di mesi contiamo di farcela”. Le linee strategiche non ci sono ancora, ma di certo un ruolo di primo piano sarà affidato al restauro con fasi preliminari che, visto il ruolo di collaborazione con l’agenzia spaziale italiana, potrebbero comprendere anche l’osservazione e lo studio dei monumenti da satellite.

 
fonte dati: il Velino Cultura





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