Festa per il modello della “Fontana dei 4 Fiumi”

Martedì scorso a Palazzo Borromeo all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione della trentesima edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli, a cui sono intervenuti il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini e il presidente della Fondazione Meeting di Rimini, Emilia Guarnirei, è stato esposto il modello della “Fontana dei Quattro Fiumi” realizzata da Gian Lorenzo Bernini a Roma in piazza Navona per volere di Papa Innocenzo X. “Un’occasione seducente” la definisce Frattini, che dimostra “la speciale attenzione che il nostro ministero dedica alla gloriosa civiltà artistica degli italiani”. La “Fontana dei Quattro Fiumi” aggiunge il ministro “è prodigio di mimesi naturalistica, è iperbole barocca, ma è anche evocazione di remoti paesi e teatro in atto offerto alla ammirazione e al coinvolgimento del popolo”. Il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi esprime invece la propria soddisfazione per “l’amichevole e proficua collaborazione” instauratasi tra il Mibac e il ministero degli Esteri, “di cui le attività avviate dall’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, con il Polo museale romano e la direzione generale per i Beni architettonici, storico-artistici ed etnoantropologici sono l’esempio più vicino e direttamente collegato alle funzioni stesse della rappresentanza diplomatica”.

“Nonostante i diversi ritmi della vita moderna e la congestione del traffico nel centro della Capitale – sottolinea Bondi -, Piazza Navona è rimasta uno spazio dove ancora si passeggia e la fontana contribuisce a rendere Roma un luogo ineguagliabile per ricchezza d’arte e di fantasia nell’immaginario dei milioni di persone che ogni anno visitano il cuore della città”. L’acqua della fontana, aggiunge il ministro ricordando l’iscrizione dettata dallo stesso Innocenzo X per il capolavoro del Bernini “non è più ‘bevanda a chi ha sete’ sebbene sia ancor oggi salubre e buonissima, ma certo rimane ‘occasione a chi medita’ soprattutto per chi si aggiri a Piazza Navona nelle ore del primo mattino o in certe rare giornate in cui il luogo non è affollato di bambini, di bancarelle, di turisti e degli stessi abitanti del centro di Roma. Meditazione su un’arte non effimera e che rappresenta un modo geniale e profondo di coniugare l’antico e il moderno, con uno sguardo attento al futuro”. L’elemento centrale della fontana, ricorda Bondi, “è l’obelisco ritrovato negli scavi del Circo di Massenzio nel 1647, che Bernini valorizza nella sua individualità, ma inserisce anche in un opera d’arte di singolare novità e modernità per quell’epoca. Un’opera che ancor oggi stupisce per inventiva e per la genialità delle soluzioni tecniche che consentono all’obelisco di rimanere quasi sospeso sul vuoto lasciato dagli intrecci degli scogli che ne costituiscono il basamento. Meditazione anche sulla lungimiranza di una committenza – conclude il ministro dei Beni culturali -, che per molti secoli ha individuato nell’architettura e nell’arte il mezzo più efficace per proiettare un immagine della Chiesa e del Papato destinata a colpire, coinvolgere, entusiasmare chiunque decidesse di visitare il centro della cristianità”.

L’esposizione del modello della “Fontana dei Quattro Fiumi” (che corrispondono al Danubio, al Nilo, al Gange e al Rio della Plata) è la terza presentazione, nel corso degli ultimi sei mesi, di un’opera d’arte a Palazzo Borromeo. “Oggi, l’uso dei modelli per la pratica architettonica non è così usuale come lo è stato in passato, se si esclude il mondo dell’industrial design, dove invece questo strumento è assurto esso stesso quasi al ruolo di opera d’arte - ricorda Roberto Cecchi, direttore generale per i Beni architettonici, storico-artistici ed etnoantropologici del Mibac -. È vero che i recenti strumenti informatici consentono delle restituzioni tridimensionali di grande effetto, precisione e flessibilità. Ma sono attrezzature sostanzialmente nuove, che devono dispiegare ancora tutta la loro efficacia. In passato, invece, quello dei modelli è stato uno strumento estremamente diffuso nella progettazione dell’architettura a partire dalla metà del Trecento quando esplode, come non era mai stato prima, nelle forme di un fenomeno di grande interesse, soprattutto per la realizzazione dei grandi cantieri. A cominciare dal più importante, quello di Santa Maria del Fiore a Firenze”. Il bozzetto esposto a palazzo Borromeo è quello presentato a Innocenzo X e alla potentissima cognata Donna Olimpia Maidalchini Pamphili. “L’idea di un’opera siffatta era maturata all’indomani del ritrovamento nel 1647 dell’obelisco nel Circo di Massenzio e trova in Bernini l’artefice ideale della trasformazione della piazza e dell’obelisco in un monumento di apoteosi del pontificato di Innocenzo X Pamphili – spiega Cecchi -. Oggi, la fontana intrisa di reminiscenze classiche e michelangiolesche domina scenograficamente la piazza ellittica con tutto il suo significato allegorico del trionfo della Chiesa e del dominio temporale del papa e della sua gens gentilizia, iconograficamente rappresentata dalle insegne araldiche della colomba con il ramoscello d’ulivo. Anche la fontana diventa un monumento in onore alla potenza di Roma Sacra. La metafora si addensa di significati e raggiunge l’acme con la colomba posta sulla sommità dell’obelisco che al contempo rimanda allo stemma pamphiliano, ma nell’assolo è identificabile come l’allegoria di quello Spirito Santo che idealmente imposta il vivere del pontefice per mandato divino”.

“Il grandioso modello della ‘Fontana dei Quattro Fiumi’ di Piazza Navona, rimasto in possesso della famiglia Bernini nel corso dei secoli e ancora in proprietà degli eredi, è una sorta di unicum straordinario nell’intera storia dell’arte italiana – rileva Claudio Strinati, sovrintendente speciale per il patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma -. È un modello vero e proprio nel senso che espone l’idea sostanziale con maestria assoluta e sintesi estrema. L’opera finita è più ricca di particolari e variata in numerosi punti, ma l’invenzione berniniana è potente e totale proprio nel modello. L’idea clamorosa che sconvolse e sconvolge i visitatori di ogni epoca è perfettamente formulata ed è l’idea dell’appoggio dell’obelisco sul vuoto apparente. C’è da stupirsene ma Bernini concepisce l’idea di far svettare l’obelisco sulle quattro statue che gli fanno da corona per dare all’osservatore l’impressione che il simbolo sovrano della antica sapienza egizia si sia liberato da ogni gravame fisico e salga nello spazio privo ormai di peso grazie a un formidabile marchingegno consistente nel collegare tutti i pezzi dello ‘scoglio’ con tasselli a coda di rondine che si incastrano sorreggendosi l’uno con l’altro, scaricando mirabilmente il peso e consentendo all’artista di lasciare una sorta di vuoto sottostante”. Un modello, insomma, che segna una svolta decisiva. “È l’invenzione quasi di un nuovo ‘genere’ artistico – aggiunge Strinati - che congloba tutto e unisce tutti gli elementi, persino quelli dell’aria e del cielo, nell’idea dell’opera d’arte magniloquente ed essenziale, densa di significato e di cristallina evidenza per tutti. Il modello conserva ancora intatta l’immediatezza e la forza della prima progettazione inducendo l’osservatore di oggi a quella lunga e meditata sosta grazie alla quale il papa Pamphili dovette ammettere che non sarebbe stato possibile affidare una così grande impresa a altri se non al Bernini”.

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Fonte dati: Il Velino Cultura





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