Musei: Così rifiorirono in Italia dopo la Seconda guerra mondiale
I musei italiani e gli anni della ricostruzione nel secondo dopoguerra, quando dalle macerie del conflitto fiorì una nuova forma di bellezza. A ripercorrere quella stagione, in cui la lettura dell’opera d’arte e le esigenze del visitatore furono poste al centro dell’interesse, è il libro di Maria Cecilia Mazzi “Musei anni’50: spazio, forma, funzione” (Edifir) che verrà presentato a Roma venerdì 5 marzo alla Galleria nazionale d’arte moderna. Alle devastazioni belliche che lasciarono una “tabula rasa” ma consentirono di pensare il “nuovo” con grande facilità, fece seguito una straordinaria fioritura di iniziative: si ricostruirono il museo di Brera e i Musei Civici di Genova e Carlo Scarpa riallestì le Gallerie dell’Accademia di Venezia con criteri innovativi. Si dedicarono a quel compito i maggiori architetti, da Franco Albini a Ignazio Gardella, allo stesso Scarpa, soprintendenti coraggiosi e mecenati avveduti. Grazie all’impegno di tanti, nacque una nuova forma di bellezza: le opere d’arte si trasformarono in soggetti vivi non più neutri oggetti dell’azione degli uomini. Il volume si sofferma anche sul “sogno americano” e sulle innovazioni tecnologiche e sociali che il giovane mondo al di là dell’oceano offriva, in uno scambio quanto mai fruttuoso con il design di marca italiana attuato dai personaggi più avvertiti, uno per tutti, Adriano Olivetti, committente di Scarpa.
In poco più di un decennio, presero vita modelli di museo e allestimenti di mostre celebrati nel mondo, ricostruiti con foto d’epoca in bianco e nero, quasi un omaggio al cinema coevo: dalla mostra di Antonello a Messina (1953) alla Galleria Nazionale della Sicilia a Palermo. E ancora: il riallestimento delle prime sale degli Uffizi (ancora visibile); la Gipsoteca di Possagno e il museo di Castelvecchio a Verona; Capodimonte (ora profondamente modificato); il Museo del Castello Sforzesco a Milano, senza tralasciare la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia né Roma nel suo duplice volto di sede delle raccolte antiche e di nuovo centro per l’arte contemporanea (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), luogo di feroci polemiche. Ai musei d’Arte Moderna, a Milano, Torino, Roma, luoghi di incontro fra l’artista ed il pubblico, si affidava il compito di formare il gusto moderno e di rinverdire la conoscenza dell’arte straniera. Il libro tratta anche temi ancora poco indagati, che ora stanno tornando di grande attualità: “gli strappi preventivi”; la sorte dei numerosi affreschi staccati per il restauro, ma anche, sotto l’incubo della Guerra fredda, il ruolo svolto dagli Stati Uniti sia nella protezione delle opere sia nella ricerca di stretti legami culturali con l’Italia.
fonte dati: Il Velino Cultura