Musei: Una finestra su quelli del Mezzogiorno

Promuovere e valorizzare il patrimonio museale del Mezzogiorno per renderlo fonte di sviluppo e occupazione e meta privilegiata del turismo nazionale e internazionale. Con questo scopo nel 2008 è stato lanciato dal ministero per i Beni e le attività culturali e dal dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica del ministero dello Sviluppo economico il progetto “Poli Museali di Eccellenza nel Mezzogiorno”. L’idea punta a individuare per ciascuna regione del Sud i musei e le aree archeologiche che, per valore intrinseco, notorietà ed unicità del patrimonio culturale, possano candidarsi a svolgere un ruolo di grandi attrattori turistico-culturali. Il piano, in piena fase operativa, ha portato a oggi all’individuazione di 17 poli museali dislocati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Per informare in maniera puntuale e completa addetti ai lavori e non sullo stato di avanzamento del progetto, sulle attività svolte, sui risultati raggiunti e sulle risorse impiegate è stato creato da poco un apposito sito internet: www.mumex.it. Vi si possono trovare informazioni sull’approccio sperimentale e le innovazioni metodologiche nell’analisi della gestione degli interventi di promozione e valorizzazione del patrimonio culturale. Il sito è curato da Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa che agisce su mandato del governo per accrescere la competitività del Paese, in particolare del Mezzogiorno, e per sostenere i settori strategici per lo sviluppo.

“Il progetto ‘Poli Museali di Eccellenza nel Mezzogiorno’ si pone l’obiettivo di riuscire a far diventare alcune delle emergenze culturali del Mezzogiorno delle leve di sviluppo”, dichiara al VELINO Paolo Di Nola, responsabile per il Turismo e i Beni culturali di Invitalia, che così spiega la scelta dell’organizzazione in poli del sistema museale: “L’idea è fare degli interventi che abbiano una loro circoscrizione ben definita e non dispersa sul territorio. La funzione del polo è quindi quella di avere a che fare con un territorio delimitato, che abbia una propria omogeneità ‘circoscrizionale’e al centro del quale via sia il bene culturale caratteristico di quella determinata area. Ad esempio: quando si dice ‘Pompei’ si pensa agli scavi, quando si dice ‘Siracusa’ la mente va alla Magna Grecia o quando si nomina ‘Baia’ si pensa al castello. Insomma, il rapporto tra circoscrizione territoriale e bene culturale deve essere dal punto di vista del nostro progetto quanto più immediato possibile”.

Le attività del progetto si dividono in tre principali fasi: la selezione delle candidature a polo museale di eccellenza; la realizzazione di analisi di prefattibilità sui poli selezionati; la progettazione preliminare degli interventi previsti. La selezione, effettuata insieme alle Direzioni regionali del Mibac, ha sino ad ora portato a individuare un totale di 17 candidature a polo museale di eccellenza. Su otto di queste (Melfi-Venosa, Golfo di Napoli, Palermo, Sibari, Taranto, L'Aquila, Sassari-Porto Torres, Sepino-Venafro), Invitalia ha già realizzato le analisi di prefattibilità, definito i piani di sviluppo e avviato le progettazioni preliminari. Sulle restanti nove (Locride, Brindisi, Otranto, Castel del Monte, Metaponto, Olbia, Napoli centro storico, Trapani, Ragusa-Siracusa) sono in corso le analisi di prefattibilità. Questo esame serve a verificare quale candidatura abbia i requisiti necessari per poter ambire a essere classificata come polo museale d’eccellenza. Spiega Di Nola: “Il polo Sepino-Venafro, ad esempio, che era nella prima lista degli otto, non è stato considerato tale da essere posto tra le eccellenze. Però mi preme sottolineare che anche quei poli che non stanno tra le eccellenze è necessario che non siano ‘riseppelliti’. Pure in quei casi, insomma, si dovranno fare degli interventi importanti perché di per sé tutti i musei hanno un valore eccezionale. Però alcuni non hanno le caratteristiche per diventare attrattori culturali in grado di cambiare la fisionomia del territorio in cui sorgono”.

L’analisi di prefattibilità serve quindi a valutare alcuni specifici requisiti dei musei: il valore del loro patrimonio, costituito dal livello di unicità, rappresentatività, consistenza e notorietà dello stesso; le dinamiche del mercato turistico di riferimento; l’accessibilità al territorio e ai diversi siti che appartengono a quel determinato polo esaminato. “È necessario ribadire – aggiunge Di Nola- che alla fine di questa analisi di prefattibilità non viene fuori una graduatoria, perché ciascun polo è un caso a se stante, ha delle particolarità cioé che non possono essere paragonate a quelle di un altro polo”. Né come punto di riferimento può essere preso esclusivamente il numero dei visitatori per stabilire chi sia meritorio di ‘eccellenza’ e chi no. “È chiaro che se nel Mezzogiorno noi prendessimo come riferimento Pompei, tutto il resto non esisterebbe – spiega Di Nola -. Perché gli scavi fanno quasi un milione e mezzo di visitatori all’anno, mentre istituti importante come il Museo Archeologico di Napoli o quello di Reggio Calabria stentano ad arrivare a 400 mila e 100 mila rispettivamente. Però rispetto al proprio territorio questi due istituti sono delle eccellenze. Per questa ragione l’analisi di prefattibilità ha guardato innanzitutto al valore culturale intrinseco del bene: notorietà, rarità, importanza dei reperti esposti, livello di scientificità. Così come un altro aspetto tenuto in considerazione è stato il livello di ‘turisticità’: cioè come il bene culturale in questione abbia contribuito a elevare la capacità di attrazione turistica di quel territorio”. Inoltre è stato esaminato anche l’aspetto della gestione. “Siamo tutti d’accordo che vanno migliorate le cose, però il difficile è riuscirci – sottolinea il responsabile per il Turismo e i Beni culturali di Invitalia - : la situazione gestionale del patrimonio artistico nel nostro Paese è problematica perché i soldi sono pochi. Abbiamo così fatto analisi e simulazioni a questo riguardo”. Infine, il quarto capitolo di cui si compone l’analisi di prefattibilità è quello della accessibilità. “Si va a vedere se un sito – spiega Di Nola -, pure se di grande interesse culturale e pur con potenzialità di sviluppo turistico, alla fine sia un luogo dove la gente possa recarsi senza consumare una settimana di viaggio. Perché non esiste turista al mondo che possa dedicare dieci ore per visitare un museo: la capacità di resistenza anche per i musei più belli è al massimo di tre-quattro ore”.

Il progetto “Poli Museali di Eccellenza nel Mezzogiorno” e il neonato sito www.mumex.it sono rivolti sia all’utente/visitatore sia al ministero dei Beni culturali che può in questa maniera monitorare e tenere sotto controllo la situazione del patrimonio artistico del Paese. “Il nostro approccio è rivolto a entrambi – afferma Di Nola -. Il principale obiettivo è arrivare a far sì che gli investimenti nel settore servano a migliorare la fruibilità dei beni culturali, in modo che la gente vi si possa avvicinare con interesse e piacere. Penso, ad esempio, a un maggiore accostamento dei visitatori alla archeologia, materia particolarmente ‘indigesta’ perché non facile da mostrare e spiegare. Raccontare attraverso filmati o fumetti la funzionalità di un determinato oggetto, penso a una lucerna, o mostrare passo dopo passo come è stato costruito un vaso, renderebbero l’argomento archeologia più accattivante. Oggi i visitatori si recano a Pompei per andare a vedere cosa ha combinato il Vesuvio e per andare a vedere la morte, che è molto più attrattiva dei cocci: infatti si incuriosiscono per i calchi dei poveri disgraziati che rimasero seppelliti dai lapilli o per la pagnotta e il grano carbonizzati. L’archeologia va quindi resa più viva. È un tema gigantesco che però va affrontato quanto prima per frenare l’inarrestabile emorragia di visitatori”.

Anche per il Mibac il progetto è importante ai fini della valorizzazione dei beni culturali. “Ma prima di capire cosa c’è da mostrare nei depositi di un museo, conviene riparare le infiltrazioni di umidità di quel deposito per evitare che il materiale contenuto si distrugga – sottolinea Di Nola -. Quindi questo progetto serve anche a ricordare che senza tutela e protezione non è possibile la valorizzazione. I due momenti della conservazione e della valorizzazione sono inscindibili”. È previsto un allargamento del progetto anche a musei non espressamente del Meridione? “La missione che ci è stata assegnata è quella di occuparci solamente delle aree del Mezzogiorno – risponde il responsabile per il Turismo e i Beni culturali di Invitalia -. Visto però che stiamo lavorando con la logica di tirare fuori dei modelli che possano essere utili anche ad altre situazioni italiane, non è da escludere un’estensione del progetto ad altre zone della Penisola. Ma una decisione del genere spetta solamente al Mibac nel caso fosse interessato a ‘vivisezionare’ altri poli museali”.

fonte dati: Il Velino




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