Pubblicato il 09 settembre 2009
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La mostra “Archeopatie II”, ospitata al Complesso del Vittoriano dall’11 al 23 settembre 2009, celebra il 50° anno di attività dell’artista Gianni Ottaviani, di origini picene ma milanese di adozione. Archeopatie: una parola composta da due termini che provengono dal greco; “archeo” che vuol dire antico, ”patie” che deriva da “pathos”, che vuol dire forte sentimento; quindi il concetto è “sentimento forte dell’antico” ma, ovviamente, di un artista moderno. Nelle 66 opere esposte confluisce la seconda fase della ricerca artistica di Ottaviani, iniziata negli anni Ottanta, che fonda le sue radici – come scrive l’artista stesso - nello “scavare nella memoria, documentare, ricostruire e riappropriarsi… Tentare di ricostruire integralmente, attraverso brandelli del passato, l’immagine di noi stessi e il senso del nostro percorso, è a volte impossibile come avviene anche nell’Archeologia classica, restano dei vuoti”. La Mostra, che si avvale del Patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Roma ed è realizzata grazie alla collaborazione di Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia, sarà inaugurata giovedì 10 settembre alle ore 18.00 presso il Complesso del Vittoriano. L’esposizione rappresenta l’evoluzione capitolina della prima personale dell’autore, “Archeopatie”, svoltasi presso il Museo Archeologico di Milano dal 5 ottobre 1995 al 2 ottobre 1996 già patrocinata dal Comune di Milano. Le opere di Ottaviani sono da interpretare come specifiche annotazioni della memoria, preziosi frammenti di un vissuto celati nell’inconscio, reperti di una storia umana che assurge ad un’archeologia dell’io. Freud l’avrebbe definita “Archeologia dell’anima”. L’ipotesi di una ricostruzione è tuttavia da escludersi, considerando che l’artista tende a mettere in evidenza la dispersione degli elementi nonché l’impossibilità di un recupero mnemonico integrale. In tal senso le lacune costituiscono lo specchio della fragilità del contemporaneo e il modus operandi di Ottaviani corrisponde ad un “processo di stratificazione archeologica” tra i “relitti del naufragio del passato”, come attesta Ermanno Arslan, secondo il quale “il passato e il presente si manifestano con la medesima forza simbolica, si confondono, convivono, sono complementari, in un percorso creativo che è sempre stato coerente, che non ha visto cambiamenti di rotta. Lo possiamo leggere come un accumulo di memorie, “materiali” e simboliche, raccolte nel passato e nel presente. Ma sempre frammentarie e frammentate, tradotte infine in accumuli di cocci. Ottaviani insiste sulla incompletezza e sulla frammentazione, riconoscendo come utopica e impossibile la completezza, l’organicità, individuata in un “classico”, che egli sa non essere mai esistito, se non nelle nostre illusioni”. Ottaviani ricerca la presenza del contemporaneo del mito antico, e il suo percorso isola, attraverso uno scavo interiore, in una specie di archeologia dell’anima, i miti essenziali, primordiali. Segni, corpi, animali. Come il cavallo, che viene proposto come metafora di continuità, di misteriosa complicità con la nostra fatica di vivere. In mostra, infatti, figurerà anche una monumentale opera realizzata nel biennio 2005-2006, dedicata all’immagine del Cavallo, composta da 17 pannelli e 150 formelle, su cui l’artista ha raffigurato vari cavalli così come sono stati rappresentati dalla preistoria ad oggi nei campi più disparati. Il soggetto del cavallo rappresenta una costante nel percorso creativo di Ottaviani, che trae ispirazione da un detto islandese: “Un uomo da solo è un mezzo uomo, un uomo con un cavallo è un uomo e mezzo“. Le Archeopatie di Ottaviani “da un lato aiutano a leggere il passato come uno sterminato serbatoio di suggestioni la cui portata va molto al di là del loro significato storico, assumendo nel presente il valore di metafore privilegiate di qualcosa di eterno ed immutabile, riposto nel fondo della nostra psiche. Dall’altro appaiono inequivocabilmente attuali, proprio nella loro frammentarietà e fragilità, specchio di una condizione contemporanea che prevede al tempo stesso un inconscio senso di disgregazione e un altrettanto forte desiderio di ricostruire la perduta unità.” (V. Rivosecchi). Organizzazione generale e realizzazione: COMUNICARE ORGANIZZANDO Catalogo: Editoriale Giorgio Mondadori sede: Roma, Complesso del Vittoriano Sala Zanardelli Ingresso Piazza Ara Coeli Per ulteriori informazioni: www.gianniottaviani.net Ufficio Stampa Comunicare Organizzando: Paola Saba tel. 06/3225380, fax 06/3224014 cell. 329/9740555 e-mail: p.saba@comunicareorganizzando.it con la collaborazione di: Caterina Mollica tel. 06/3225380, fax 06/3224014 c.mollica@comunicareorganizzando.it |
Elenco opere
(documento in formato doc,peso31Kb)
Note biografiche
(documento in formato doc,peso24Kb)
Testo E. Arslan
(documento in formato doc,peso27Kb)
Testo V. Rivosecchi
(documento in formato doc,peso31Kb)
Invito
(documento in formato doc,peso30Kb)
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Complesso del Vittoriano Proprietà: Stato Città: Roma Indirizzo: Piazza Venezia Provincia: Rm Regione: Lazio Sito web: http://www.ambienterm.arti.beniculturali.it/vittoriano/homeframes.htm |
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