“Il restauro delle arti minori in Palazzo Reale: "Guida alla scoperta di piccoli Capolavori”
Napoli, Palazzo Reale, 27-28 settembre
La fondazione del Palazzo Reale di Napoli risale ai primi del 1600, quando i Viceré spagnoli di Napoli decisero di costruire, per sé e per i soggiorni del Re di Spagna, una residenza spaziosa e confortevole, ben diversa quindi, dai castelli fortificati nei quali avevano vissuto i Re angioini ed aragonesi. Il luogo prescelto si trovava accanto a Castel Nuovo, alla fine di via Toledo, verso il nuovo quartiere residenziale di Chiaia, a sud-ovest della città antica. Il progetto fu affidato dall’allora viceré, Fernando Ruiz de Castro Conte di Lemos, all'architetto Domenico Fontana, tra i più famosi architetti del tempo, proveniente dalla corte papale, che ispirò il suo disegno progettuale a canoni tardo-rinascimentali, già sperimentati a Roma, nella sua attività per Sisto V. Vi lavoreranno i più noti architetti del Regno, nell’ordine: Giulio Cesare Fontana, Bartoleomeo Picchiatti, Onofrio Gisolfi, Francesco Antonio Picchiatti, Domenico Antonio Vaccaro, Ferdinando Sanfelice, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Antonio Niccolini ed, infine, il già ricordato Genovese. Ma, nonostante una fase costruttiva così allungata nel tempo, il progetto resterà fedele al disegno fontaniano, delineato nella sua opera “Dichiarazione del Nuovo Regio Palagio cominciato nella Piazza di San Luigi” del 1604.
In occasione delle Giornate europee del patrimonio 2008 la Direzione del Museo presenta al pubblico gli interventi di restauro eseguiti nelle Reali Anticamere e nella Sala del Trono del Palazzo Reale. Si tratta del luogo dell'autorità nel quale il re riceveva tutti i suoi ospiti. Il trono di legno dorato, con i leoni di stile impero sotto i braccioli, può essere datato intorno al 1850, mentre il baldacchino risale al Settecento. Alle pareti vi sono ritratti di personaggi realmente esistiti, dal Seicento all'Ottocento, tra cui il Ferdinando I di Vincenzo Camuccini. Sul soffitto del 1818 invece vi sono personificazioni delle quattordici province del Regno delle Due Sicilie con stemmi araldici e insegne del regno.
Attraverso i minuziosi lavori di restauro sono state sottoposte ad intervento manutentivo e di pulitura le pregevoli tappezzerie in seta di San Leucio che decorano le pareti del Museo e i tendaggi. In egual misura l’arazzo napoletano del 1762 raffigurante “Il ratto di Proserpina” è stato sottoposto a spolveratura e sostituzione della fodera e del bordo. Infine il trono, databile alla prima metà dell’Ottocento, coronato da un’aquila con stemma sabaudo posteriore al 1860, è stato sottoposto, assieme alle poltrone e al divano nella medesima sala, ad interventi di restauro, consolidamento, stuccatura e lucidatura delle parti lignee, e, per le parti in tessuto, a interventi di restauro e copertura con tulle di protezione.
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