"Le grandi strade della cultura: viaggio tra i tesori d' Italia"

Le Giornate Europee del Patrimonio (GEP) rappresentano il più importante appuntamento dedicato al patrimonio culturale del nostro Continente. Un’occasione unica per favorire il dialogo e il reciproco rispetto tra popoli e Paesi, la conoscenza e la riscoperta dei grandi tesori europei ...

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“La voce e la Chitarra- Omaggio a Meucci”

Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, 27 settembre ore 17.00

immagine di dettaglio - G.e.p. 2007La fiducia nel progresso scientifico che caratterizzò le ultime decadi dell’Ottocento fino alla prima guerra mondiale, determinò un grande ottimismo nelle possibilità dell’uomo. L’invenzione del telefono, insieme all’energia elettrica, ai servizi igienici, fu salutata con entusiasmo e spensieratezza anche nelle canzonette.
Nel 1882 Luigi Denza, che due anni prima, con lo stesso spirito, aveva composto la più celebre Funiculì funiculà, scrisse la canzone Il telefono, dove un innamorato esalta l’invenzione benefica che lo fa comunicare con il suo amore. Anche Giacomo Rinaldini, pochi anni dopo, compone una canzonetta in cui due innamorati riescono a dichiarare i propri sentimenti senza imbarazzo grazie al telefono che viene salutato con un “Viva il telefono e l’inventor / anche la scienza protegge amor!”. Ancora negli anni Trenta il celebre autore di canzoni napoletane E. A. Mario compone ‘O telefono con altri due innamorati alle prese con l’apparecchio che li fa sentire vicini come se l’uno fosse alla presenza dell’altro.
Il concerto si svolgerà nella suggestiva cornice della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Originariamente essa aveva sede, come tutti gli uffici pubblici dell'amministrazione granducale, nei locali del complesso degli Uffizi; nel 1935 fu trasferita nella sua sede attuale, costruita, a partire dal 1911, su progetto dell'architetto Cesare Bazzani, successivamente ampliato dall'architetto Vincenzo Mazzei. La costruzione del complesso, uno dei rari esempi di edilizia bibliotecaria, impiegò le energie cittadine di tutto il primo trentennio del Novecento, con l'interruzione dovuta alla Prima guerra mondiale.
Il luogo scelto per la costruzione era una superficie di 10.000 metri quadrati, occupata all'epoca dalla caserma dei Cavalleggeri e compresa tra il complesso di Santa Croce, il fiume Arno e delimitata a sud dal corso dei Tintori, una dislocazione che si rivelerà tristemente sbagliata in occasione dell'alluvione di Firenze. La prima parte ad essere completata fu quella della tribuna dantesca e galileiana posta in angolo quindi una parte più monumentale che funzionale, mentre le sale di lettura erano provvisoriamente collocate nel locale della libreria dell'ex convento di Santa Croce.
Il complesso fu inaugurato il 30 ottobre del 1935, ma sin dall'inaugurazione l'edificio furono notate alcune carenze riguardo ad alcune funzioni, come gli uffici per il personale o una sede per la sezione rari ed incunaboli, anche a causa della mancata realizzazione di un secondo corpo, previsto nel progetto Bazzani. Tale porzione fu realizzata solo nel 1962 su progetto dell'architetto Mazzei, saldando l'ala ovest dell'edificio con il complesso del chiostro di Santa Croce. Altre parti del progetto originario non furono mai realizzate, per le critiche all'architettura ed anche per motivi economici, come l'ampia piazza davanti alla facciata e prospiciente l'Arno, per la quale erano state scolpite le due statue di Dante e Galileo che oggi sono incassate nelle due torrette in cima alla facciata; inoltre si eliminò un attico previsto sulla facciata e tre dei sei magazzini previsti; l'ala nord-ovest avrebbe dovuto avere una facciata simile a quella sull'Arno, ma non fu mai realizzata.

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