Se architettura e statuaria antiche ci trasmettono forme e temi della grande tradizione artistica delle civiltà del passato, ad aspetti più del quotidiano ci riconducono i reperti alimentari e quanto un tempo preparato per mense ricche e povere. Sono testimonianze quanto mai preziose anche per la difficoltà della loro conservazione nel passato come nei nostri musei, perché per natura costituiti da materiali deperibili, quali ad esempio la frutta, le verdure o gli stessi preparati culinari della durata in alcuni casi non superiore ad una giornata soprattutto in presenza di condizioni ambientali caratterizzate da temperature medio-alte. Diversi, invece, e più fortunati sono i cibi trattati, quali ad esempio le carni essiccate e salate. Rispetto a questo particolare quadro tradizioni e condizioni ambientali hanno consentito che quanto documentato dall’antico Egitto fosse estremamente ricco e completo con suggestive tappe illustrate dalle collezioni del Museo Egizio di Torino.
L’itinerario parte dal periodo in cui si definiscono e strutturano le esperienze di produzione agricola e di domesticazione animale (IV millennio a. C.) (fig. 1) ai secoli dell’ organizzazione dell’apparato amministrativo egiziano (III millennio a. C.) con la formazione dello Stato unitario di tradizione faraonica (Antico Regno). Seguono i periodi di crisi politica e successiva riorganizzazione economica, tra la fine del III e l’inizio del I millennio a. C. (I periodo Intermedio e Medio Regno) (fig. 2) e l’epoca della grande espansione all’estero della metà del II millennio (Nuovo Regno) che procura all’Egitto anche sapori nuovi quali i gustosi melograni d’Oriente (fig. 3). Documentazione significativa non manca neanche per i periodi seguenti, quando l’Egitto progressivamente si immette nel grande quadro dell’economia mediterranea ellenistica dopo la conquista di Alessandro Magno (323 a. C.) e quindi di Roma, vittoriosa su Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio (31 a. C.).
Se di questo lungo itinerario storico-culturale di oltre quattro millenni riusciamo a conoscere attrezzi e prodotti, è indubbio che il vero protagonista della vita economica dell’Egitto antico fu ed è ancora il Nilo. Grande arteria fluviale che percorre nella sua totalità il territorio egiziano, fu il grande dio che con le fertili acque della sua piena annuale garantiva al Paese fecondità e abbondanza di raccolti (fig. 4). Lo stesso antico nome d’Egitto è Kemet “Nero” o ta kemet, “la terra nera” a conferma della profonda assimilazione tra l’esistenza stessa del Paese e il colore scuro delle acque fangose della piena del fiume. Fertilizzati dall’humus di sostanze vegetali e sali minerali trasportati dalla corrente dai territori meridionali delle lontane sorgenti, orti e poderi producevano ceci, fave, lenticchie e piselli, agli, porri e cipolle, lattuga, cetrioli e meloni, cavoli e rafani e non mancavano spezie quali il coriandolo e il cumino. Non mancavano uva, datteri e fichi e, quali frutti selvatici, le bacche del giuggiolo. Ad habitat nilotici dobbiamo ricondurre la vociante fauna palustre di anatre e oche selvatiche come le grasse carni delle carpe e gli altri tipi di pesce presenti nel fiume. Al Nilo ed alle sue rive arrivavano per abbeverarsi anche le mandrie condotte dai bovari, allevate e condotte al pascolo (fig. 6). La vera ricchezza del Paese era, tuttavia, la produttività cerealicola, struttura portante della dieta alimentare antica e dello stesso sistema salariale delle prestazioni lavorative, commisurate a forniture base di farine, pani e birra. Fu a questa straordinaria produttività sapientemente valorizzata che l’Egitto dovette le sue straordinarie disponibilità alimentari e le cospicue derrate a prova di carestie (sebbene anch’esse non mancarono a causa di bassi livelli di piena). Unico Paese a godere di condizioni naturali particolarmente favorevoli rispetto al quadro alimentare antico, acquisì per questo il ruolo speciale di granaio di Roma nel quadro più vasto dell’economia imperiale mediterranea e come tale affrontò gli ultimi secoli della sua millenaria storia lungo le rive del fiume così generoso.